Le opportunità del PNRR per i Comuni che vogliono contribuire a creare occupazione nel proprio territorio

A cura di Lola Fernandez

La mia riflessione è finalizzata ad analizzare in quale modo un’amministrazione comunale può contribuire a creare opportunità di lavoro nel proprio paese o nella propria città, per la sua comunità, utilizzando adeguatamente i fondi pubblici a disposizione e creando sinergie con gli operatori pubblici e privati che già svolgono una loro funzione territoriale in questo contesto.

Una serie di sfide attendono i Comuni, chiamati ad affrontare un radicale e decisivo cambiamento e a dimostrare di essere in grado di reagire alle trasformazioni demografiche e tecnologiche degli ultimi anni con una nuova strategia organizzativa, capace di siglare un nuovo patto con i propri cittadini. Nella fase di transizione che seguirà la fase emergenziale, anche gli enti locali sono chiamati ad una doppia sfida: da un lato adeguarsi al cambiamento tecnologico, culturale e sociale che ha indotto nuove esigenze e, dall’altro, offrire un contributo a recuperare il ritardo che si è accumulato rispetto agli altri Paesi europei nei servizi per il lavoro, il riequilibrio del welfare e il riordino complessivo del sistema. D’altro canto, ulteriori ed importanti investimenti in questo ambito sono annunciati nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): in favore della Componente 1 “Politiche per il lavoro” sono stanziati 6,66 miliardi di euro. Una cifra importante, anche per porre rimedio alla scarsa attenzione passata verso il tema della formazione, delle competenze e delle politiche attive del lavoro.

 

La domanda è: “può un Comune avere un ruolo attivo in questo ambito, premesso il bisogno reale di intervenire con progetti specifici di qualità e rilevanti per il proprio territorio, che siano in grado di creare occupazione per le diverse componenti della comunità locale (donne, giovani, adulti, categorie fragili, ecc?)”

 

Nell’ultimo RAPPORTO INAPP 2021 sul Lavoro, formazione e società in Italia nel passaggio all’era post Covid-19 si evidenzia come il 2020 sia stato un anno anomalo per il mercato del lavoro. La sospensione forzata di molte attività dovuta alle misure di contenimento della pandemia ha colpito in modo differente i vari settori e ha creato molte criticità di sviluppo locale. Il saldo negativo più rilevante è quello dell’agricoltura, seguito da industria, servizi e costruzione, con un saldo peggiorativo delle donne rispetto agli uomini.

A Latina (dati Excelsior), il totale degli assunti nel 2020 è stato di 23.570 unità tra che nel 2019 il totale degli assunti fu di 33.300 unità e nel 2018 di 33.660, registrandosi un calo di quasi 10.000 unità tra il 2019 e il 2020, con un tasso di disoccupazione pari al 11,3% (dati ISTAT).

Le assunzioni per titolo di studio nel 2020 sono state: il 30% a popolazione senza nessun titolo di studio, il 30% a popolazione avente qualifica di formazione o diploma professionale, il 30% a popolazione con un titolo di studio di Livello secondario, il 0,014% a popolazione con il titolo di Istruzione Tecnica Superiore (ITS) e il 9,98% a popolazione con il titolo di laurea. Questo dato evidenzia come molte assunzioni siano state realizzate a personale non qualificato o con una qualifica medio-bassa.

In un contesto in cui globalizzazione, avvento delle nuove tecnologie e per ultimo la pandemia causata dalla diffusione del Covid-19 hanno determinato profondi cambiamenti, le competenze che i lavoratori devono possedere per poter rimanere sul mercato del lavoro tendono a mutare. Si avverte infatti la necessità di compiere passi in favore di una sinergia di azione per comprendere e poi anticipare i fabbisogni formativi e professionali delle imprese, sinergia che può essere declinata sia in termini di competenze e skill che di fabbisogni occupazionali settoriali e di professioni.

 

Però andiamo avanti con il nostro ragionamento per scoprire le possibilità d’intervento dell’amministrazione locale.

 

Tra le righe del PNRR, si intravede un approccio tradizionale alle politiche attive del lavoro, seppure appaia alta l’attenzione alla componente di empowerment e di innalzamento del capitale umano di queste politiche. D’altro canto, le misure di cui si chiede il finanziamento sono, nella maggior parte dei casi, saldamente incastonate nel contesto dell’ordinamento vigente così come disegnato dall’ultima riforma generale in materia (il D.Lgs. n. 150/2015), ma bisognose di completa attuazione operativa, anche per mezzo di un adeguato supporto finanziario e di capitale umano.

Nell’ambito della prima Componente (Politiche del lavoro) della Missione n. 5 (Inclusione e coesione) del Piano, appaiono richiamati istituti di recente introdotti, il Programma nazionale per la Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL) e il Fondo nuove competenze. Oltre a questi interventi sono previste 5 misure diverse di investimento: il potenziamento dei Centri per l’impiego; incentivi alla creazione di impresa femminile; la creazione di un sistema di certificazione della parità di genere; il potenziamento del sistema duale; il potenziamento del servizio civile universale.

Il Comune non può fare altro che muoversi discretamente, mantenendo gli adeguati equilibri, negli spazi operativi che lascia vuoti la normativa e che rappresentano quei pezzi della filiera di lavoro trasversale non completamente definiti.

Così un Comune potrebbe avere il ruolo di facilitatore nell’applicazione locale degli istrumenti previsti dal Piano senza assumere funzioni amministrative a lui non delegate e, per esempio, diventare uno sportello informativo per il programma GOL e il Fondo di nuove competenze, collaborare con i Centri per l’Impiego creando flussi di informazione utili a meglio gestire l’offerta e la domanda del lavoro, offrendo un supporto come organismo intermedio alla gestione di incentivi alla creazione di imprese sulla base delle opportunità offerte dal territorio, promuovendo politiche locali e interventi a supporto della parità di genere, potenziando con gli istituti di istruzione del territorio il sistema duale e l’alternanza scuola lavoro, potenziando il servizio civile universale del quale risulti ente promotore o di accoglienza, programmando lavori di utilità sociale che facilitino la transizione al mercato del lavoro dei percettori del redito di cittadinanza.

 

Di seguito alcuni progetti che potrebbero caratterizzare la gestione amministrativa locale in questo ambito:

 

  • Progetto n. 1: OSSERVATORIO LOCALE DEL LAVORO E DELL’ATTIVITA’ PRODUTTIVA. Il livello minimo di aggregazione dei dati che abbiamo a disposizione è provinciale, per cui non esistono dati aperti consultabili nell’ambito comunali, sufficientemente aggiornati, che aiutino a realizzare un’analisi microscopico della realtà locale; e già questa diventa una prima funzione collaborativa del Comune, che potrebbe istituire un osservatorio locale del lavoro da gestire in collaborazione con l’Università o altri centri di ricerca. I dati quantitativi e qualitativi, forniti dal territorio e dai suoi portatori di interesse, sono fondamentali per capire come le aziende si muovono nel mercato del lavoro locale e quali sono le professioni più ricercate, quali le previsioni di assunzione e le diverse tipologie di collaborazione che sono richieste. Il progetto rappresenta un tassello in più rispetto di quanto attualmente realizza per esempio il S.U.A.P – sportello unico per le attività produttive, che è configurato come uno strumento di semplificazione amministrativa che mira a coordinare tutti gli adempimenti richiesti per la creazione di imprese, al fine di snellire e semplificare i rapporti tra la pubblica amministrazione italiana e i cittadini, non avendo nessuna funzione di indagine o di ricerca. Infatti una parte dei fondi stanziati dal PNRR sono destinati allo sviluppo di Osservatori Regionali del mercato del lavoro per facilitare l’incontro tra domanda e offerta. Bisognerebbe capire con certezza se all’interno di tale categoria possono rientrare Osservatori Locali promossi dai Comuni nelle proprie realtà territoriali, e poi creare adeguati meccanismi di coordinamento tra osservatori locali della stessa Regione in quanto alla gestione e raccolta dell’informazione quali-quantitativa.

 

  • Progetto n. 2: RETE DI ATTORI E CABINA DI REGIA LOCALE. La disoccupazione è un problema trasversale che coinvolge diversi livelli amministrativi e gestionali di un territorio, che parte dalla gestione dell’informazione e tiene conto del know how territoriale, della forza lavoro, la capacità produttiva del territorio, i programmi di istruzione, formazione, i servizi sociali, l’orientamento e i servizi di collocamento. In questo contesto, purtroppo, le criticità sono molte: scarsa integrazione e coordinamento con altre politiche correlate (ad esempio i servizi sociali, l’apprendimento degli adulti e la formazione professionale); scarso coordinamento tra il sistema centrale e quello locale; scarsa capacità di collocamento dei Centri per l’impiego; basso numero di dipendenti dei Centri per l’impiego e scarsa formazione. La Rete può contribuire a promuovere il coordinamento dell’ambito locale con il sistema regionale e nazionale e facilitare l’integrazione delle diverse politiche correlate al mondo del lavoro: servizi sociali, istruzione, formazione, orientamento e SPI (Servizi per il Lavoro). La Rete crea rapporti con partenariati europei e internazionali per promuovere progetti complementari nell’ambito della programmazione di lunga durata 2021-2027.

 

  • Progetto n. 3: PIANO LOCALE DI FORMAZIONE E LAVORO. Sulla base delle informazioni gestite dall’Osservatorio e in collaborazione con i diversi attori della Rete Locale, il Comune può programmare una serie di interventi sistemici per supportare la crescita occupazionale del territorio, in linea con le proprie priorità di sviluppo locale, con percorsi di riqualificazione professionale (upskilling e reskilling) e di reinserimento di lavoratori in transizione e disoccupati (percettori del Reddito di cittadinanza, NASPI e CIGS), in stretto coordinamento con quanto le Regioni definiranno come livelli essenziali di attività formative per le categorie più vulnerabili”. In questo ambito, il Comune può programmare interventi specifici come leader della Rete di Attori in quanto “Comuntià Educante” al fine di correggere, dalla loro nascita, i problemi di povertà educativa che caratterizzano il territorio. Il Piano Locale prevedrà quindi diverse tipologie di intervento con diversi target destinatari, a monte condivise con i diversi attori che comporranno la rete, tutte quante rilevanti per il territorio locale. Interventi che saranno poi implementati da chi, all’interno della rete, avrà le competenze, la capacità tecnica e i requisiti amministrativi per poterlo realizzare, stando a quanto stabilito dalla normativa vigente e dal relativo bando pubblico nazionale o regionale. Il Piano prevede inoltre gli interventi complementari che debbono essere programmati con fondi europei provenienti dalla programmazione di lunga durata 2021-2027.

 

  • Progetto n. 4: SPORTELLO INFORMATIVO DEL LAVORO. Azioni di sensibilizzazione, informazione, disseminazione e capitalizzazione (scaling up) degli interventi previsti dal Piano Locale. Lo sportello può avere come target destinatario: associazioni, imprese, altre istituzioni, cittadini occupati, disoccupati, inattivi. Tale sportello dovrebbe essere in grado di riconnettere le diverse azioni previste dal Piano offrendo risposte unificate alla propria utenza e, a tale fine, gli operatori dello sportello dovrebbero disporre di un sistema informativo e digitale in grado di dialogare con le diverse componenti della rete interna ed esternamente.

 

Il 6 agosto 2021 sono stati sbloccati 323 milioni di euro complessivi per tutto il territorio nazionale che sono rientrati nella disponibilità delle Regioni e che sono destinati alle azioni di politiche attive del lavoro (nel caso della Regione Lazio l’importo ammonta a € 41.928.913,00). Si tratta di risorse rilevanti, che si aggiungono a quelle che il Governo ha deciso di investire sulle politiche attive del lavoro con il PNRR e REACT-EU.

Una parte di queste risorse potranno essere utilizzate dalle Regioni anche per concedere ulteriori periodi di trattamento di integrazione salariale in deroga nel limite della durata massima di dodici mesi e fino ad un massimo di 10 milioni di euro per l’anno 2021. Le Regioni sono poi tenute ad individuare e quantificare le somme da destinare agli interventi di politica attiva del lavoro nonché le modalità di utilizzo delle stesse con proprio atto dispositivo.

 

Quali sono le misure in arrivo e come può finanziarsi un Comune con la Missione 5 del PNRR?

 

Premesso quanto detto in precedenza, come riferito dal Ministro Orlando, la chiave di volta è definire percorsi che integrino politiche attive e formazione, a partire dai deficit di competenze del lavoratore valutati nel contesto del mercato locale di riferimento e coinvolgendo il sistema delle imprese. «Sono le politiche di “upskilling” e “reskilling” che il Paese si aspetta e che la Commissione europea ci chiede in attuazione del Pnrr».

E’ importante che i Comuni possano avere un ruolo istituzionale nella programmazione e implementazione della spesa che il PNRR ha previsto nell’ambito delle politiche occupazionali (Missione 5) perché possono essere l’anello mancante della catena che conferisca innovazione e integrazione al processo gestionale delle politiche attive, sempre che i Comune siano capaci di portare avanti progetti concreti e utili per il territorio e dimostrino l’abilità necessaria per lavorare in Rete.